Come tutti i grandi artisti, Simone Lammardo sa che il suo compito è dare corpo ai sogni; il pittore è come un santo (e pochissimi lo sono): deve fare miracoli. Poveri e deboli sono gli altri che si dibattono in intellettuali sperimentazioni cercando di ovviare, con le apparenti complicazioni, alla loro inettitudine, alla loro incapacità di fare miracoli.
Così Lammardo non vuole riconoscere la logica dei gruppi e delle mode; deve raccontare il suo mondo fantastico e lo fa nel migliore dei modi possibili. Il suo discorso comanda la pittura, non il contrario: ed è una fantasia senza limiti costruita con le ossessioni dell’infanzia e dell’adolescenza. La perfezione della tecnica non è tecnicismo; è strumento dello stile. È la comunicazione immediata: così Simone Lammardo piace ai competenti e ai cultori spontanei, al di là di un sistema organizzato, che la sua assoluta autonomia dissesta e lo porta a concepire la pittura come un continuo inizio, una continua origine del colore e della forma.
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