- Intervista su Italica - Rai International online
- Che rapporto c'è tra Simone Lammardo e le sue opere?
Per me la realizzazione di un'opera è la nascita di una creatura, il materializzarsi di un'elaborazione psichica a lungo sofferta. E' un processo lento, che mi porta a stabilire - almeno inizialmente - un contatto amletico e contraddittorio con la tela bianca. Cerco di creare una strada che mi porti verso un una dimensione libera, in un 'altrove' di cui sento il bisogno di riappropriarmi e che desidero condividere con gli altri. Quando un'opera è terminata, mi sento sollevato: sono stato capace di ridurre lo spazio immenso tra un'idea - spesso un guizzo dell'inconscio - e la tela bianca.
- Quali mezzi preferisci usare nella tua attività artistica?
Utilizzo soprattutto gli acrilici o comunque i colori sintetici a veloce essiccamento, perché i soggetti che scelgo non avrebbero lo stesso impatto con altri mezzi. Poi ci sono le pittosculture, che non sono in contrasto con la mia linea pittorica, ma sono paesaggi creati con oggetti decostruiti e trattati con smalti e acidi: rappresentano per me qualcosa di particolare, che si integra con la pittura tradizionale. Non mi piace scadere nella musealizzazione dello stile; vorrei sempre utilizzare mezzi espressivi nuovi, ma nulla mi impedisce di procedere con i supporti e le tecniche con cui mi trovo meglio.
- Quanta libertà creativa hai nel rapporto con il cliente?
Arte è libertà. La libertà è un presupposto di ogni manifestazione artistica. Ogni artista segue un percorso estetico, elimina le barriere che separano la vita diurna dalla vita notturna, cresce ed allarga la sfera della coscienza. A dire il vero la libertà creativa raggiunge il massimo proprio con il cliente, che apprezza e premia il prorompere della libera immaginazione. Parafrasando Breton: "non dobbiamo lasciare a mezz'asta la bandiera dell'immaginazione".
- Quanto spazio è dato in Italia al settore dell'arte, noti delle differenze rispetto agli altri paesi?
Le differenze purtroppo ci sono e sono evidenti. L'Italia non è solo depositaria di un patrimonio artistico ineguagliabile; ha anche l'obbligo di promuoverlo e farlo apprezzare. Non è facile, perché l'input dovrebbe partire dalla scuola. Non solo: purtroppo nel nostro paese assistiamo ad episodi di violenza indicibile nei confronti dell'antichità. Il patrimonio monumentale è troppo spesso messo sotto tortura. America e Giappone hanno una sensibilità diversa nei confronti dei fenomeni artistici: dovremmo imparare a fare in modo che vi sia un ponte fra l'antico ed il moderno, trasmettendo la cultura delle tradizioni e nel contempo promuovendo i giovani artisti.
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