• «La catarsi artistica» di Gianni Latronico


Simone Lammardo si serve del figurativo, per esprimere la purezza dell’infanzia, la gioia dell’amore e la tristezza dei tempi moderni, in cui l’uomo è reo confesso delle sue imprese oltre la soglia, per giungere al falso progresso, all’alienazione spirituale ed alla consapevolezza del nulla eterno. Le sue architetture sono schematiche; la sua geometria è rigida; il suo ambiente è ristretto, con grate, sbarre, paletti, che rappresentano le barriere dell’anima, da superare, per tirare a galla tutta la zavorra rimossa; per abbattere le catene ataviche e per far trionfare il sogno ad occhi aperti. Fantasmi, paure, incubi minacciano il suo viaggio interiore con colori grigi nel corpo umano, ocracei nell’atmosfera e violacei nei vuoti, cominciando nella via lattea; continuando nei giochi infantili e finendo ai limiti delle tracce verso il mare e delle nuvole burrascose dalla terra al cielo. La rarefazione eterea della luce livida, i toni psichedelici delle figure diafane, i volumi rotolanti degli scacchi sospesi sono sempre in bilico tra cielo e terra, senza un punto d’appoggio reale, un riferimento d’aggancio consistente e danno un senso di vertigine, di solitudine, di ansia. Per ovviare al disagio sociale, Simone Lammardo ricorre alla spensieratezza dell’infanzia innocente, nel paese delle meraviglie, all’inebriante estasi dell’amore passionale, nell’ebbrezza del tango ed alla catarsi dell’età adulta, nel librarsi verso spazi infiniti, oltre i limiti della natura. La sua poetica si fonda sull’unico valore autentico dell’arte pura e della sua catarsi, al di sopra delle esigenze umane, dei conflitti sociali, degli interessi meschini, con mire, che fanno deviare l’uomo dalla retta via della verità, del bene, della giustizia, verso gli abbagli ingannevoli del sistema corrotto. Il taglio fotografico delle immagini ne accresce lo straniamento esistenziale, la valenza surreale, lo spessore dinamico, in un’atmosfera onirica, sognante, seducente, che volge l’animo alle nobili virtù e alle pregevoli doti del sentire individuale, dell’immaginaro collettivo e dell’etica universale.

  • «La geniale pittoscultura»


Luce, colore, materia costituiscono gli elementi fondamentali, per esprimere la nostalgia di un tempo perfetto, che prescindeva dalle leggi della natura, del progresso e della storia, in cui gli spiriti umani vivevano nella beatitudine celestiale dell’eden e non nel clima drammatico dell’attuale desolazione spirituale. La placida compostezza dell’universo, in un iperuranio sicuro, in un organismo perfetto, che non lasciava un solo segno, un solo gesto, un solo gemito alla casualità, alla vulnerabilità, alla decadenza fisica e morale, ad un certo punto cede il posto al conflitto delle idee, all’incertezza del domani, all’alienazione dei tempi moderni. Che luce diafana, che colore squillante, che materia elaborata ha la ceramica per il consuntivo di eventi avvenuti una volta per tutte, all’inizio della creazione universale e prima del peccato originale, raccogliendo in ottimi esemplari, per antica sapienza, tutto ciò che potrà accadere agli uomini, nella storia, ai bambini nella vita ed agli animali nella natura. Per Simone Lammardo, il viaggio della fantasia nell’infanzia dell’umanità ha la luce ocracea del crepuscolo d’estate, il colore azzurro del cielo sereno, che si vena di una nota striata ma turchina, di un blu freddo ma profondo, di un rosso insinuante ma sontuoso, di un giallo lontano ma fragrante nello sguardo e nel miracolo del dripping visibile e del soggetto palpabile. Pittura e scultura, prosa e poesia, realtà ed interiorità, profondità e rilievo sono una cosa più l’altra e, naturalmente, una cosa nell’altra, nell’evocazione moderna, ammantata dagli stilemi caratteristici nell’astratto, dalla colata nell’action painting dell’informale e dall’onirico sogno nel surreale, in una pienezza guadagnata per pura forza di volontà, immaginifica ed esecutiva. La pittoscultura comporta un’alta speculazione filosofica sul recupero dell’infanzia remota ed un’immensa conoscenza dell’antropologia sull’origine dell’ideale perfetto, sublime, assoluto, nei comportamenti primari dell’uomo e nell’espressione autentica della sua psicologia. La favolosa forza fantastica sta nella realizzazione visiva della purezza e della capacità di tradurre la potenza evocativa dell’immaginazione in volumi, forme e colori, al termine di un periplo vertiginoso, in palpiti di sensibilità, ampiezza mentale, profezia cognitiva e bontà di cuore. La nostalgia di Simone Lammardo per il mito lontano di una vita fiabesca è palpabile nel Rospo Principe e nella Sposa Perfetta, nati Sotto la stessa Stella, nei migliori auspici del lieto evento, con colori rosei e celestini, tenui e genuini, vivaci ed argentini. Mentre il tempo scorre lentamente, nell’ingranaggio perfetto dell’età dell’oro, all’alba del mondo, il meccanismo s’inceppa, l’incanto si blocca e subentra un Giudizio sommario, per condannare la beata infanzia alla perdita dell’innocenza, tradita dagli orchi ed abbandonata a se stessa, per colpa di genitori distratti, in tutt’altre faccende affaccendati.

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