Seneca: «Il saggio non perderà nulla di cui debba sentire la perdita»

Il saggio non perderà nulla dì cui debba sentire la perdita; suo unico possesso è la virtù, ma da essa non potrà mai venire escluso. Di tutto il resto, usa in precario: e chi si commuove, se perde una cosa che non gli appartiene? 

Dunque, se l'ingiuria non può intaccare per nulla il patrimonio del saggio, in quanto, salva la virtù, è salvo tutto il suo avere, al saggio non può esser fatta ingiuria. 

Seneca, La costanza del saggio, 5, 4-5